mercoledì 10 giugno 2009

L'Isola che non c'è!


Il 28 giugno 1831 violentissime scosse di terremoto sconvolsero la costa sud-occidentale della Sicilia arrecando gravi danni e sollevando serie impressionanti di onde anomale. Esse perdurarono fino al 10 luglio e furono avvertite fino a Palermo. In quei giorni a Sciacca, una cittadina litoranea situata lungo la costa a nord-ovest di Agrigento, avvennero una serie di fenomeni straordinari: i pescatori che rientravano dalla pesca riferivano di una zona in cui il mare ribolliva con violenza e di pesci morti a galla, gli oggetti d’argento si annerivano a causa di un fortissimo odore di zolfo e il 13 luglio dalla piazza centrale del paese fu notata una netta colonna di fumo che si innalzava dalla superficie del mare. Il 17 luglio, tra boati ed esalazioni sulfuree, con la sua colonna di fumo nero, emerse dal mare anche una nuova isola! Essa crebbe rapidamente in dimensioni ed altezza grazie alle pomici, lava e lapilli che eruttavano violentemente dalle due bocche del cratere che era emerso dalle profondità marine. Si trovava su quello che veniva chiamato dai Siciliani la ”secca di mare” e dagli inglesi di Malta il ”banco di Graham”, circa 30 miglia a sud di Sciacca. Partì proprio da Sciacca la prima delegazione in perlustrazione e il comandante della spedizione, Michele Fiorini, piantò sull’isola un remo in segno di primo scopritore.
Nell’agosto 1831 le eruzioni,che fino ad allora erano state violentissime, cessarono. L’isola risultava con una circonferenza di 4800m, si innalzava ripida da un fondale di 200m fino ad una altezza massima di 70m sul livello del mare, con due laghetti di acqua salata e acida al centro dei crateri che avevano generato l’isola. Fu oggetto di studio dei più famosi scienziati francesi, inglesi ed italiani, tra cui ricordiamo il prof. Gemellaro. E mentre il 2 agosto il capitano Sanhouse piantava la bandiera inglese nel punto più alto dell’isola battezzandola “Isola di Graham”, il 17 Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, con atto regio la annesse al proprio regno col nome di “Isola Ferdinandea”, in onore di se stesso. Per il popolo era soltanto “l’isola di Sciacca”, mentre i Francesi che la studiavano la chiamavano “Giulia” In effetti l’isola nuova nata interessava a molti per la sua posizione: agli Inglesi perché era sulla rotta per Malta e volevano farne un eccellente avamposto a ridosso del regno borbonico, i Francesi ritenevano di essere sbarcati per primi, e Ferdinando II non mollava certo l’osso! L’incidente diplomatico era in agguato, ma ,mentre i politici erano al lavoro, l’isola disse di nuovo la sua: iniziò a sprofondare tra le onde e il 17 dicembre una spedizione borbonica non trovò che acqua sulfurea e un basso fondale.
Il 16 novembre si scorgevano soltanto piccole porzioni e l'8 dicembre un capitano siciliano ne costatò la scomparsa, mentre alcune colonne d'acqua si alzavano e si abbassavano. Dell'isola rimaneva un vasto banco di roccia lavica, che attualmente viene indicato nelle carte nautiche come "il banco Graham", a 24 miglia a nord-est di Pantelleria. L’isolotto è poi riapparso nuovamente nel 1846 e nel 1863, per poi scomparire dopo pochi giorni.
Il terremoto del Belice (1968), le acque circostanti il Banco di Graham ribollirono, ma l'isola non riemerse, anche se accorsero a distanza alcune navi britanniche della flotta del Mediterraneo. A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superfice del banco Graham una targa in pietra tra le cui righe si legge "Questo lembo di terra, un tempo l'Isola Ferdinandea, era e sarà sempre del popolo siciliano".
Il vulcano rimase quindi dormiente con la cima circa 8 m sott’acqua e nel 1986 fu erroneamente scambiato per un sottomarino libico dalla U.S. Air Force e colpito da un missile. Nel 2002 una rinnovata attività sismica nella zona fece presagire una nuova apparizione dell’isola, ma nulla accadde.
Oggi il diritto internazionale è lontano dalle concezioni classiche sull'acquisto della sovranità territoriale mediante occupazione simbolica dopo la scoperta con l'apposizione della bandiera. Soprattutto nel nuovo diritto del mare vigono oggi principi molto diversi da quelli del 1831, basati sul concetto di piattaforma continentale, cioè di quella parte del fondo e sottofondo marino che costituisce il prolungamento della terra emersa e che si mantiene a profondità costante prima di precipitare negli abissi. I diritti dello Stato costiero sulla propria piattaforma continentale appartengono quindi ad esso senza bisogno di alcuna proclamazione. Questi diritti sono inoltre esclusivi, nel senso che nessuno può svolgere attività di esplorazione o sfruttamento sulla piattaforma continentale senza l'autorizzazione dello Stato costiero. Tuttavia, per evitare in anticipo una nuova disputa di sovranità, alcuni sommozzatori italiani piantarono un tricolore sulla cima del vulcano.
Attualmente la cima del vulcano resta ancora circa 6 metri sotto il livello del mare.

Fonti: 1 2

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